Querele. Bracciano. Sindaco vuole tre milioni da RaiNews24 e da intervistata

OSSIGENO – Bracciano, 5 aprile 2012. Gli ambientalisti e i comitati locali denunciano da tempo la colata di cemento che sta seppellendo Bracciano e le sue bellezze, in barba ai vincoli ambientali.

Ma quando RaiNews 24 riferisce le critiche in un’inchiesta giornalistica, poi ripresa dal TG Regionale del Lazio, la Giunta si ritiene offesa e, considerando danneggiata l’immagine del Comune, denuncia alla magistratura gli autori dell’inchiesta e una cittadina di Bracciano intervistata, tutti accusati di  “aver diffamato il buon nome di Bracciano”.

La Giunta comunale ha promosso contro le stesse persone, un’azione civile con una richiesta di tre milioni di euro di danni. Il sindaco Giuliano Sala e la sua Giunta li hanno chiesti a Fiorenza Rossetto, giornalista pubblicista, cittadina di Bracciano, presidente di “Salviamo il paesaggio”, a due esponenti di associazioni locali, alla giornalista Rai Manuela Lasagna, autrice dell’inchiesta incriminata e a Corradino Mineo, direttore di RaiNews 24 che l’ha mandata in onda a gennaio del 2011.

Intanto “Libera”, l’associazione di don Ciotti, ha insediato un presidio di solidarietà ai querelati sul territorio per promuovere il rispetto della legalità e il 24 marzo ha indetto un pubblico dibattito insieme a Legambiente e alle altre associazioni locali, denunciando fra l’altro il pericolo di  infiltrazioni mafiose.

La denuncia milionaria per diffamazione partita dal Comune di Bracciano contro Rossetto, Lasagna e Mineo è stata presentata l’anno scorso, ma a causa dei tempi biblici della giustizia italiana la prima udienza, prevista lo scorso febbraio, è slittata al 16 ottobre prossimo. Nel frattempo la comunità braccianese non ci sta a farsi imbavagliare e continua a denunciare un clima di intolleranza e di intimidazione. Nella cittadina anche altri tentativi di muovere critiche, anche documentate, all’operato degli amministratori ha generato denunce per diffamazione, alcune abortite sul nascere dall’azione del giudice che le ha dichiarate legittimo esercizio del diritto di critica.

“Questa è un’altra conferma del comportamento ‘a senso unico’ di qusto sindaco che –  dice Fiorenza Rossetto commentando la richiesta di rettifica di Giuliano Sala ad un articolo di Iris Novello sul periodico locale Il Tabloid – vorrebbe zittire tutti coloro che non la pensano come lui. Lo fa con toni intimidatori e ricorrendo alla magistratura ogni qualvolta è in difficoltà. Pensa di risolvere i suoi problemi mettendo il bavaglio all’informazione. Naturalmente lo fa a spese della comunità, perchè gli avvocati con cui promuove queste querele li paghiamo noi cittadini. Il comune spede migliaia di euro per i procedimenti giudiziari nei quali è invischiata questa amministrazione, quando ci sarebbero ben altre priorità”.

Gli ambientalisti denunciano che negli ultimi anni il territorio di Bracciano, cittadina dominata dal castello Odescalchi con vista mozzafiato sull’omonimo lago e soggetta a vincoli paesistici, paesaggistici e storici, è stato oggetto di forti speculazioni edilizie e di veri e propri abusi a danno dell’ambiente e del patrimonio naturalistico. Alberi di alto fusto abbattuti, colline sventrate, zone rivierasche del lago trasformate in una lunga teoria di anonime villette a schiera, palazzoni di quattro piani in curva e a perpendicolo sulla sede stradale demaniale invasa, con discutibili interpretazioni del piano regolatore e con licenze rilasciate in modo discrezionale. E ci sono metri cubi su metri cubi di cemento selvaggio, di  costruzioni invendute, di costruzioni tirate su senza le necessarie opere di urbanizzazione primaria (reti fognarie ecc..). Per questi e per altri tipi di abusi la magistratura ha formulato diversi capi d’accusa a carico degli amministratori attuali e dei loro predecessori, di professionisti e di costruttori privati. Le contestazioni  hanno portato a rinvi a giudizio per abuso d’ufficio e per tentata concussione. In tutto sono una ventina le persone indagate. Ciò ha portato i comitati ambientalisti e le associazioni di cittadini a chiedere spiegazioni all’amministrazione in carica e, in assenza di risposte adeguate, a segnalare e denunciare varie situazioni anomale alle autorità competenti.

Ma c’è di più. In paese l’aria è inquinata dal sospetto che a fare affari con il cemento selvaggio e con le discariche cittadine siano le organizzazioni mafiose che stanno allungando i tentacoli sul territorio laziale. L’inchiesta di Manuela Lasagna per RaiNews 24 ha riportato l’attenzione, se non ancora l’allarme, degli investigatori e della Procura di Civitavecchia sulle criticità emerse dalle indagini. La questione è stata anche oggetto di una interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e dell’Ambiente, il 22 febbraio scorso.

Dal racconto della giornalista Rai e dalle sue interviste a cittadini ed a rappresentanti della politica e delle associazioni locali, è emerso questo dubbio, al momento ipotetico, ma tutt’altro che irrealistico: che ci siano infiltrazioni mafiose dietro la cementificazione selvaggia che sta facendo di Bracciano, si legge nell’interrogazione, “un crocevia di vecchi e nuovi speculatori del cemento, attirando anche imprese sospette”.

La reazione giudiziaria del sindaco all’inchiesta televisiva non si è fatta attendere: invece di accogliere le critiche come una sollecitazione a garantire una maggiore  tutela del bene pubblico, ha denunciando per danno d’immagine la RAI e i cittadini intervistati. I tre milioni di euro sono stati iscritti nel bilancio di previsione del Comune. Di un Comune, lamentano i cittadini, che non si è mai costituito parte civile contro gli autori degli illeciti denunciati e accertati.

“Me lo aspettavo. Io – dice Manuela Lasagna ad Ossigeno – ho raccolto molte denunce dei cittadini, e quando ho descritto la situazione, le ho riferitgeinsieme a ciò che risulta da documenti e da procedimenti giudiziari in corso.  Ho detto la mia.  Il sindaco Sala avrebbe benissimo usare il diritto di replcia. Invece ha reagito con fastidio e una certa dose di aggressività”.

Manuela è preoccupata ma per niente impaurita. “Sono già passata attraverso situazioni pesanti, per il mio lavoro, qualche anno fa. Ho subito intimidazioni da parte della camorra per alcune inchieste sulla spazzatura a Napoli e sullo smaltimento dei rifiuti speciali in Campania. La DDA mi ha convinta a presentare un esposto per quei fatti. Sono stata anche intimidita ad alti livelli perché la smettessi di occuparmi di certe materie scottanti, ed ho avuto la fortuna di essere stata appoggiata dalla direzione. Non saranno certo Giuliano Sala e la sua Giunta a non farmi dormire la notte. Però non è bello doversi difendere per aver cercato di fare bene il proprio lavoro. Credo e spero che riuscirò a dimostrare davanti ai giudici di essere stata ragionevolmente in buona fede e di non avere sparato a zero senza avere alcun riscontro. I presunti abusi di cui ho parlato sono stati segnalati, e sono risultati reali. Gli amministratori pubblici – continua Lasagna – quando vengono tirati in ballo non dovrebbero reagire in questo modo. Dovrebbe essere loro impedito. E invece, spesso, la denuncia e la querela sono la prima arma che decisono di usare. Così intimidicono e bloccano  la diffusione delle notizie e se di una cosa non se ne parla, è come se non esistesse. La mia inchiesta è stata bloccata dal giudice e al momento non può essere né utilizzata né diffusa. E intanto il sindaco fa la sua bella campagna elettorale e magari riesce pure a farsi rieleggere. Non si può neanche chiedergli i danni. L’ufficio legale della Rai non intende controquerelarlo. Vedremo. Io intanto ho preparato una memoria circostanziata in 54 punti per contestare la denuncia e l’ho consegnata agli avvocati dell’azienda”.

Di questo complicato intreccio di battaglie, veleni, denunce e controdenunce si è parlato a Bracciano il 24 marzo scorso, in un ’incontro pubblico presso l’Aula Magna del Liceo Vian. Il dibattito a cui hanno assistito molti cittadini, è stato condotto proprio da Fiorenza Rossetto. Hanno partecipato Antonio Turri, coordinatore di “Libera” per il Lazio, Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, Enrico Fontana, direttore di Nuovo Paese Sera, già condirettore di Terra e giornalista di punta, tra le altre cose,  dell’Espresso e della Stampa. A lui si deve l’invenzione del termine “ecomafia” nel 1994, utilizzato per la prima ricerca realizzata in Italia sui fenomeni della criminalità ambientale e il ruolo delle mafie nella loro genesi. Presenti anche molte associazioni locali e cittadini del centro lacustre, mobilitati in difesa del loro territorio.

Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno, è stato invitato all’incontro per testimoniare quanto sia ormai diffuso l’uso distorto delle querele per tacitare i giornalisti che descrivono verità scomode, notizie sgradite ai potenti, che osano domandare e sollevare dubbi chiedendo risposte chiare e precise. Il caso di Bracciano non è certo l’unico né il più grave, ha ricordato Spampinato, perché ormai è invalsa l’abitudine di usare la querela come una clava. Sono semre più numerosi gli amministratori locali che chiedono risarcimenti milionari come fossero bruscolini. E, nei casi più gravi, i giornalisti subiscono intimidazioni più gravi: minacce fisiche o psicologiche. Ci sono casi di pubblici amministratori che hanno querelato i giornalisti che hanno semplicemnte pubblicato il testo di una delibera comunale. Cioè un atto pubblico accessibile a tutti. Questo controsenso dimostra come il diritto di esprimere la propria opinione, di fare il lavoro proprio del giornalista, di raccontare i fatti, ormai in Italia è in serio pericolo. Ed è grave che non tutti abbiano ben chiara questa situazione preoccupante, che spesso è sottovalutata anche dai giornalisti, anche dai colleghi di quelli  incappati per loro sfortuna in minacce e querele. E quando non c’è la sottovalutazione per pura superficialità, c’è  vuoto creato ad arte per isolare i malcapitati. Questo accade soprattutto nei piccoli centri, nelle terre di “frontiera” dove l’illuminazione giornalistica è più debole. L’apporto dei cittadini per fare circolare le notizie più scomode e difficili è quindi molto importante. I citatdini sono le vete sentinelle dell’informazione sul territorio, e sono i primi che devono  solidarizzare con i giornalisti intimiditi. I cittadini devono supportare questi coraggiosi. non devono lasciarli soli a combattere contro chi vorrebe che circolassero solo notizie promozionali. Questa è una battaglia fondamentale della democrazia. –

clicca qui per vedere i giornalisti minacciati

di Laura Turriziani  www.ossigenoinformazione.it

Annunci

Un pubblico entusiasta ha accolto l’invito delle associazioni Libera e Legambiente, a Bracciano sabato scorso per parlare di “Territorio, diritti e legalità”.

 

 

Davanti a circa 200 persone dei sei paesi del comprensorio intorno al lago e a 16 associazioni ambientaliste locali, si sono sollevati alcuni interrogativi scottanti sulla cementificazione del territorio, sul ciclo dei rifiuti, sulle infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni nel Lazio.

Numerosi i relatori, tra questi Antonio Turri, referente per il Lazio dell’associazione di don Ciotti, ha spiegato i meccanismi delle mafie locali, un fenomeno presente fin dagli anni ’70 e che è andato trasformandosi in mafia economica, mafia politica, fino alla mafia che spara. I figli di mafiosi sono ormai la seconda generazione cresciuta nelle migliori scuole; gli anni ’90 segnano gli investimenti dei capitali in tutto il paese (130 miliardi il fatturato più altri 60/70 provenienti dalla corruzione) mentre, agli inizi del 2000, come risulta dai processi per associazione a delinquere di stampo mafioso, appaiono coinvolti anche cittadini con il ruolo di capi, nati in questa regione. Un fenomeno culturale, che contamina il potere, la società e l’economia diventando sistema. Ecco perché come cittadini, come persone e come associazioni, incalza Turri, “ci dobbiamo caricare della nostra responsabilità, il primo antidotto è la nostra carta costituzionale. I sindaci non sono i padroni delle città, ma amministratori pro tempore, sono i cittadini i proprietari delle loro città. Soltanto uniti si possono eliminare le mafie”.

Guarda l’intervento di Antonio Turri:

A Libera ha fatto eco Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, che ha insistito per mantenere massima attenzione su quanto sta accadendo, sulle diverse inchieste aperte dalla magistratura, sul fenomeno dell’esodo dalla capitale previsto nei prossimi anni, che sta condizionando le scelte urbanistiche del lago di Bracciano, del litorale Nord, dei Castelli. In particolare, si sta discutendo su alcune zone verdi di maggiore pregio intorno al lago: 50 ettari di verde da trasformare in 125.000mc ad Anguillara, 60 ettari nel comune di Bracciano che potrebbero diventare attività sportive, ristoranti, aree giochi, e 40 ettari a Trevignano si trasformerebbero in 40.000mc di cemento.

Guarda l’intervento di Lorenzo Parlati:

Enrico Fontana, giornalista noto per le battaglie con Libera e Legambiente ha insistito sulla scelta di vivere e difendere la legalità: ha fatto presente ai tanti giovani presenti e alle associazioni l’urgenza di impegnarsi tutti insieme: “chi amministra dovrebbe essere orgoglioso di avere cittadini come quelli di Bracciano, con la voglia di partecipare. Non ci sono isole felici, bisogna prevenire. Le mafie, approfittando delle crisi economiche, iniettano ingenti flussi finanziari, si comprano a pezzi il paese e, attraverso l’economia delle imprese, si stanno comprando a pezzi anche la politica”.

Guarda l’intervento di Enrico Fontana:

Tra i numerosi interventi, quello dell’urbanista Corrado Placidi, che ha rilevato come la Regione Lazio si collochi al quinto posto nell’elenco negativo delle diciannove regioni italiane, con 80.427 edifici fantasma, e una percentuale del 7,43 per cento sul totale italiano. Mentre, le domande in sanatoria solo per i tre paesi del lago, dal 1985 al 2004 sono state 1.745 a Trevignano, 3.646 ad Anguillara e 2.516 a Bracciano.

Guarda l’intervento di Corrado Placidi:

Alberto Spampinato presidente di Ossigeno, l’organizzazione a tutela dei giornalisti minacciati dalla criminalità e dalle mafie, ha deprecato le denunce mosse dall’amministrazione locale contro giornalisti e cittadini che avevano criticato alcuni cantieri edili di Bracciano, poi sequestrati dalla procura.

Nel corso del lungo incontro, si è parlato anche di discariche e di ciclo della differenziata con Antonio Piras della rete Zero Waste Lazio e con Fabio Musmeci, ricercatore dell’ENEA.

Tra le associazioni intervenute, Cristiana Mancinelli di Salviamo il Paesaggio ha ricordato il censimento richiesto in questi giorni a tutti i comuni d’Italia per conoscere gli edifici pubblici non utilizzati. Anguillara Bene Comune che ha posto l’accento sulla battaglia contro le mafie.

Un documentario realizzato da Libera che spiega la Quinta mafia, quella di carattere locale, fatta di potere gestito alla maniera delle mafie, ha concluso l’intensa giornata, che è stata suggellata con l’apertura di un presidio di Libera sul lago di Bracciano.

Associazione Libera Bracciano

Info: Fiorenza Rossetto
Bracciano.libera@gmail.com

BRACCIANO – TERRITORIO, DIRITTI E LEGALITA’.

Dopo la mobilitazione  organizzata da Libera e da Avviso Pubblico, che ha riunito a Genova oltre 100.000 persone per dire “no” a mafie e corruzione in occasione  della Giornata della Memoria,  l’associazione di don Ciotti e Legambiente saranno a Bracciano per avviare un dialogo costruttivo con gli abitanti, con le associazioni e con i giovani. Oltre a Bracciano, l’invito è esteso ai paesi limitrofi di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Manziana, Oriolo, Canale Monterano.
L’incontro si terrà sabato 24 Marzo alle ore 16.00 presso l’Aula Magna del Liceo I.Vian, largo Cesare Pavese 1.
Si tratta di un confronto con i cittadini, le associazioni e le istituzioni locali del comprensorio del lago di Bracciano sul tema  TERRITORIO, DIRITTI E LEGALITA’.

Info: bracciano.libera@gmail.com
Tel.339.4641014 – 339.2314514
http://www.libera.it

BRACCIANO – TERRITORIO, DIRITTI E LEGALITA’, INTERVIENE LIBERA

Al convegno indetto al Vian  hanno partecipato anche Legambiente, Ossigeno per l’informazione e sedici associazioni del territorio.

Libera è approdata a Bracciano. Nata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie promuovendo legalità e giustizia, l’associazione di Don Ciotti racchiude al suo interno altre 1500 associazioni di tutta Italia motivate dall’esigenza di diffondere sinergicamente la cultura della legalità. All’incontro pubblico voluto dalle associazioni “Salviamo Bracciano” e “Tana” per discutere di “Territorio, diritti e legalità” hanno  aderito altre sedici associazioni locali e di paesi limitrofi. L’aula magna del liceo Vian sabato scorso era gremita di persone, di tutte le età, che per due ore e mezza hanno ascoltato, condiviso e  riportato le istanze di coloro che si sentono parte attiva di un territorio.
La giornalista Fiorenza Rossetto prima di introdurre gli illustri relatori ha evidenziato l’occasione dell’incontro quale momento fondamentale “per capire e conoscere alcuni aspetti che fanno parte della nostra vita” e ha lanciato la proposta di rendere pubblici sia i redditi particolareggiati dei candidati alle prossime amministrative, sia i finanziamenti e i contributi diretti o indiretti che saranno messi a disposizione per finanziare la loro campagna elettorale.
“Ma cosa sta succedendo al nostro territorio, come viene trasformato l’ambiente e il paesaggio intorno alle nostre case, possiamo scegliere di vivere nella legalità e quali sono i nostri diritti”?
A queste e ad altre domande hanno risposto non solo Libera, Legambiente e Ossigeno per l’informazione, ma anche esperti  e tecnici profondi conoscitori del territorio e delle tematiche che in tutto il Paese si sono innescate e sono in continua evoluzione.
Antonio Turri, referente per il Lazio di Libera, ha portato l’esperienza di altri paesi, dove “pezzi delle istituzioni e della politica negavano in buona o cattiva fede l’esistenza delle mafie nel loro territorio”. “Tutti devono sapere qual è il pericolo reale che stiamo correndo nella nostra regione, il pericolo di una mafia tipicamente laziale che essendo fenomeno culturale spesso viene negata – ha detto Turri. “Il lavoro encomiabile della polizia, dei carabinieri, della magistratura, il lavoro ottimo di un pezzo di società civile, non è sufficiente se come cittadini non ci carichiamo di quella parte di responsabilità che ci compete.  In Libera siamo convinti che la prima legge antimafia del Paese sia la Carta costituzionale, la libertà e la democrazia si difendono non delegandole al maresciallo dei carabinieri e nemmeno ai sindaci – ha puntualizzato Turri –  i sindaci non sono i padroni delle città, sono degli amministratori di condominio, i proprietari delle città sono e rimangono i cittadini, questa è la democrazia e su questo può ulteriormente svilupparsi l’azione delle associazioni. E insieme, ragionando, si deve perseguire quello che ogni paese civile dovrebbe fare nei confronti delle mafie, ovvero eliminarle”.
“Anche in questo territorio come nel Lazio negli anni passati ci siamo mangiati tanto suolo trasformandolo in larga parte in cemento, parliamo di 9177 metri quadri al giorno nel biennio 2004-2005 – è intervenuto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio che ha fatto notare come – una volta trasformato il paesaggio lo si perde senza più sbocchi di recupero”. Parlati ha descritto le richieste avanzate negli ultimi anni dai Comuni del lago riguardo le modifiche dei Piani territoriali paesistici “dove si parla di decine e decine di ettari di terra destinata alla cementificazione” (vedasi allegato in formato pdf – ndr). “Anguillara propone di cambiare la zona che oggi è classificata come invaso costiera del lago con 50 ettari, quelli che poi si collegano a Bracciano nella zona di Vigna di Valle, dove oggi ci sono possibilità di trasformazione minimale, classificandola come area di completamento così da realizzare una potenzialità edificatoria di 125mila metri cubi. Bracciano Idem – ha continuato Parlati – 60 ettari in superfici lacuali e un’area prospiciente alle stesse, è stata presentata la richiesta di osservazioni per cambiare la classificazione ad area per attività sportive lacuali, ristorazione, giochi e altro. A Trevignano la trasformazione riguarda circa 50 ettari di terreno, altre decine di migliaia di metri cubi da realizzare se queste osservazioni dovessero passare, ma per ora la Regione le ha quasi del tutto respinte.  Nell’ultimo rapporto ecomafia  – ha fatto sapere – abbiamo contato 26mila case abusive solo nel 2010 per un totale di suolo occupato di 540 campi di calcio. Altro elemento di preoccupazione  – ha concluso Parlati – è il fantomatico Piano casa della Regione Lazio, dove una norma indica che nelle zone B dei parchi si possono apportare le trasformazioni previste nel Piano casa. Su 6.000 ettari di terreno, 1.056 ricadono in zone e B e quindi una parte consistente potrà divenire oggetto di trasformazione. Non siamo in un contesto nel quale dobbiamo adottare il cemento per far girare l’economia, chi lo dice sa di mentire, non è questo lo scenario del futuro del nostro paese”.
Del fenomeno ecomafie e traffici illegali di rifiuti ha parlato il direttore di “Nuovo Paese sera”, Enrico Fontana, che insieme a Libera e a Legambiente ha intrapreso molte battaglie per la legalità.
“Il traffico illegale dei rifiuti è l’attitudine delle organizzazioni malavitose e mafiose del nostro Paese ad accumulare ricchezze attraverso l’aggressione sistematica del patrimonio ambientale, attraverso il ciclo illegale del cemento e il ciclo illegale dei rifiuti. Le organizzazioni malavitose che hanno a disposizione grandi risorse finanziarie, approfittando della crisi economica in corso, iniettano nell’economia del Paese ingenti flussi finanziari e se lo stanno comprando a pezzi”. “Stessa cosa è accaduto nel ciclo illegale dei rifiuti – ha continuato Fontana – per anni abbiamo assistito a traffici illegali nord sud, rifiuti prodotti nel centro nord del Paese e gestiti da organizzazioni criminali finivano nelle discariche abusive del sud. I traffici stanno cambiando, oggi rottami di auto viaggiano da sud a nord,  partono dalla Campania e finiscono nelle acciaierie della Lombardia. Ci sono traffici illegali di rifiuti nel nostro Paese che partono dai porti italiani del sud e finiscono in Cina – ha spiegato Fontana – come i teloni di plastica utilizzati nelle serre in agricoltura, polietilene, che essendo riciclabile crea un grande business, lo impacchettano contaminato com’è di pesticidi e sostanze pericolose, lo caricano in container e in Cina viene gestito da organizzazioni criminali. Ritrasformato in plastica, finisce in stampi e torna in Italia sotto forma di prodotti contraffatti, biberon compresi. Il Lazio è la quinta regione d’Italia, dopo le tradizionali regioni a emergenza mafiosa, per illegalità ambientale, e la terza regione per reati legati al ciclo del cemento. L’unico settore dell’edilizia che non è in recessione – ha concluso Fontana – è la ristrutturazione del patrimonio esistente e la riqualificazione, il nuovo costruito è avvelenato, non solo per gli impatti che ha sull’ambiente e sul territorio, ma perché ci si chiede da dove vengano i capitali, uno può chiedere da dove vengono o diffama”?
E a proposito di denunce per diffamazione il rappresentante dell’associazione “Ossigeno per l’informazione”, un osservatorio delle federazione della stampa dell’Ordine dei giornalisti, ha portato la solidarietà “a tutti i cittadini e ai giornalisti che fanno la loro parte, perché ognuno di noi è sentinella di quello che vede con i propri occhi”. “La mafia esiste come la corrente elettrica – ha detto il giornalista Alberto Spampinato – passa nei fili ma non si vede, però produce degli effetti, il principale è l’illegalità, ovvero un modo di fare apparire normali delle cose che non sono regolari, una produzione di falsa rappresentazione della realtà, una merce importante che viene utilizzata anche dalle pubbliche amministrazioni. I campanelli d’allarme possono essere le discariche non in regola, la costruzione di edifici abusivi, le  varianti al Piano regolatore che non si potrebbero fare, la cementificazione selvaggia e tante altre cose. Con un controllo allargato, con l’informazione e con la trasparenza, ma soprattutto con i cittadini, perché se noi siamo presenti le istituzioni funzionano”.
L’architetto Corrado Placidi ha preso la parola per descrivere a grandi linee “l’urbanistica e il consumo di suolo nei paesi del lago di Bracciano e gli edifici fantasma”. La regione Lazio si colloca al quinto posto nell’elenco negativo delle diciannove regioni italiane con 80.227 edifici fantasma, una percentuale del 7,43 per cento sul totale, 32.180 di questi sono stati stimati solo a Roma. La verifica sui manufatti fantasma nei territori del lago è ancora in corso – ha detto Placidi – però siamo consapevoli che non saranno pochi se consideriamo il numero di domande in sanatoria presentate nei quattro condoni (tre edilizi e uno di compatibilità paesaggistica) e la quantità di suolo a chiara vocazione agricola trasformati in lotti per la speculazione edilizia da Piani urbanisti nefasti. Certo è che nell’area del lago di Bracciano nessun Comune si è comportato in modo virtuoso. Il primato di atteggiamento negativo, considerato il rapporto residenti/domande di condono – ha continuato Placidi – è di Trevignano (35 per cento, una domanda ogni tre residenti) e a seguire Anguillara (22,4 per cento). I danni arrecati all’ambiente, quando è concessa la sanatoria, sono irreversibili. L’esperienza suggerisce che i Piani regolatori non siano più strumenti adeguati a dirigere le dinamiche del consumo di suolo e ad indirizzare lo sviluppo di un paese, servirebbero invece sia dei Piani strutturali di area vasta, non normativi e flessibili nel tempo, sia una nuova legge urbanistica”.
Per salvare i territori e consumare meno suolo possibile, Corrado Placidi ha proposto opere di restauro non solo dei manufatti, ma anche dell’ambiente.
Sempre inerente al tema della legalità Massimo Piras, portavoce della Rete Zero Waste Lazio e rappresentante di Rifiuti Zero di Fiumicino, ha descritto l’incongruenza tra le direttive europee in tema di rifiuti e il Piano rifiuti approvato dalla Polverini. Piras ha spiegato che delle cinque fasi riguardanti il ciclo dei rifiuti imposte dalla legge del 2006 la tendenza è di occuparsi solo dell’ultima fase, ovvero dello smaltimento. “La prima operazione consiste nel produrre meno rifiuti, acquistare prodotti con meno imballaggi, fare il compostaggio domestico dove c’è possibilità, escludere le buste di plastiche dal commercio – ha detto Piras – le altre operazioni sono abbastanza importanti perché riutilizzare e riciclare significa esattamente eliminare dalla discarica tutta una serie di materiali ancora utilizzabili come materie prime. Plastica, carta, metallo e vetro non devono essere considerati rifiuti. Il Lazio doveva raggiungere il 45 per cento di raccolta differenziata nel 2008  e tra nove mesi bisogna arrivare al 65 per cento, invece siamo fermi al 15”.
“Il Piano della Polverini  – ha continuato Piras – presuppone una raccolta inizialmente del 60 per cento, però di fatto c’è un piano B che dice che se non riusciamo ad avanzare di quel 15 per cento, ci dobbiamo organizzare per smaltire  il restante, ovvero 2.868.000 tonnellate di rifiuti, di cui 1.870.000 provengono solo da Roma. Quindi da una parte c’è uno scenario teorico perché la legge ci impone di farlo, ma in pratica cominciamo ad organizzarci come se non facessimo niente di quello che l’Europa ci chiede. Fra l’altro – ha informato Piras – i costi per la raccolta porta a porta si abbatterebbero notevolmente, infatti la raccolta stradale ha un costo complessivo di 400 euro a tonnellata, mentre con la differenziate dal 40- al 70 per cento il costo verrebbe dimezzato. E’ finita l’epoca delle discariche – ha concluso – dobbiamo aprire una fase nuova e nei piccoli comuni in 2 anni il percorso dei rifiuti zero si può fare”.
Prima degli interventi del pubblico e della proiezione del documentario realizzato da Libera  “La quinta mafia”, Fabio Musmeci, ricercatore dell’Enea, si è calato per qualche minuto nei panni del sindaco e ha ipotizzato di rivolgere alcune domande al presidente della municipalizzata che gestisce la discarica di Cupinoro. Musmeci ha chiesto “se i mezzi per la raccolta differenziata sono in affitto, come mai non è stata attivata alcuna convenzione con il centro di ricerca dell’Enea, in particolare con il laboratorio dell’Unità tecnica per le tecnologie ambientali che da anni è attivo per la gestione integrata dei rifiuti, e perché sul sito della società non vengono pubblicati i dati della raccolta differenziata” E ancora “Legambiente presenta tutti gli anni un rapporto sui comuni più ricicloni, come mai il Comune di Bracciano non è inserito in questa interessante competizione? Come mai, nonostante i comunicati istituzionali garantivano la raccolta differenziata estesa a tutto il paese entro il 2008, ci sono ancora oggi zone in cui è attiva la raccolta di prossimità – ha continuato Musmeci che ha chiesto spiegazioni sul motivo per cui il finanziamento di 475mila euro erogato dalla Provincia di Roma nel 2008 per il primo anno di attività  del porta a porta non ha avuto seguito la restante elargizione del 50 per cento promessa a consuntivo? Possiamo prefissarci l’obiettivo che la plastica venga posta in prima fascia dove con un massimo del 5 per cento di frazione estranea possa essere pagata quasi 300 euro a tonnellata e perché non si sono promosse attività di compostaggio domestico o compostaggio di comunità?” Musmeci avrebbe voluto porre tante altre domande, ma per il tempo che restava a sua disposizione ne ha indirizzata ancora una riguardante la mancata partecipazione al bando regionale relativo “all’assegnazione di contributi per progetti sperimentali dei comuni in materia di riduzione e riutilizzo dei rifiuti  dotato di uno stanziamento di 2 milioni di euro e su cui si potevano fare proposte fino a 200mila euro per comune”.

fonte “il tabloid”

BRACCIANO – LIBERA È TORNATA PER LA RICORRENZA DELLA LIBERAZIONE.

Sull’onda della grande partecipazione riscossa un mese prima, Antonio Turri, il referente dell’associazione di don Ciotti per il Lazio, si rivolge ai giovani del nostro territorio e alle loro famiglie, alle associazioni locali e a tutti i partecipanti riuniti sotto il tendone della parrocchia del SS. Salvatore a Bracciano Nuova.  L’accoglienza calorosa di Bracciano è la stessa che si respira nei quartieri periferici di Roma, a Scampia, a Nettuno, a Borgo Sabotino. Don Luigi Ciotti poche settimane fa ha radunato a Genova 130.000 giovani, provenienti da tutta Italia, per ricordare loro che da 150 anni il nostro paese non riesce a debellare un fenomeno strutturale che riguarda la società nel suo intero, cioè la mafia e la corruzione. “Una cosa paradossale” dice Antonio Turri, “non è bello che 130.000 giovani cerchino un momento di dignità e d’orgoglio, non andando a sentire il politico o il sindacalista al loro paese, ma un prete”. Un prete a capo di un gruppo che raccoglie 1600 associazioni, grandi e piccole, comprese quelle dei movimenti giovanili dei partiti. “Questo deve far riflettere i diversamente giovani, quelli della mia generazione” continua Turri, “su quello che si può identificare come il fallimento della politica nel Paese. La politica non è più un’attività nobile fatta per gli altri ma, se va bene, è diventata un lavorare per sè stessi o per dei gruppi, possiamo chiamarli  di “lazzaroni”. Questi lazzaroni sono i responsabili dell’anti politica. Non spetterebbe a me parlare coi ragazzi”.

Ricorre la giornata della Liberazione. Ci spiega Turri: “Che cos’è stato il 25 aprile? E’ stato il coraggio per alcuni di scegliere da che parte stare. Si può stare con le mafie o contro. Si può essere per la legalità o essere dei lestofanti. Si può interpretare la politica come servizio agli altri o servizio a sé stessi e alla propria famiglia. Questo modo di intendere e di leggere la storia di mandare messaggi negativi ai nostri giovani è deleterio. Se oggi le persone sono parzialmente libere, lo devono a quelle persone che hanno dato la vita percé io e quelli più giovani di me siano liberi. Questo Paese, pur soffocato dalle mafie, tende a reagire a un sistema mafioso culturale che non riguarda più soltanto il sud, perché le mafie sono a Milano, Reggio Emilia, Roma”. L’invito che faccio è pensare che Bracciano, il Lazio e perché no, Roma e il nostro Paese possa conservare l’idea della libertà, quella vera, perché si è liberi quando si è liberi dal bisogno, non quando lo si scrive su un manifesto. Il Paese sta tornando indietro rispetto a questi concetti”.

Turri mette in guardia dal rischio di ritrovarci “Bracciano come una vasca di cemento, con qualsiasi giunta, va detto chiaramente, con qualsiasi tipo di politica. Come sta succedendo al lago di Sabaudia, come è successo al Circeo, come sta succedendo con i signori della camorra che si presentano col volto pulito, con una politica che fa finta di non sapere chi sono, da dove vengono e quali sono i loro obiettivi”. Cita Fabrizio de Andrè: “diceva che un uomo senza utopia e ideali, senza sogni, passioni e senza slanci sarebbe come un mostruoso animale fatto di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale con una laurea in matematica pura. Uno degli obiettivi concreti che ci dobbiamo dare è quello di sentirci partecipi della ricostruzione del paese, per i giovani e per noi meno giovani. E’ il motore del successo, non di Libera, ma di chi in questo paese ha il coraggio di dire “non ci stiamo”. Noi stiamo dalla parte della Liberazione, del 25 aprile e dalla parte di chi è morto per liberare questo paese”.

Un grande applauso ha fatto eco alle ultime parole di Antonio Turri e sono seguite le testimonianze di alcuni tra i presenti. Adriana Pedone ha parlato della sua città, Palermo, città bellissima ma responsabile di aver esportato la violenza del pensiero mafioso. Ha ricordato Leonardo Sciascia quando quarant’anni fa, nell’intervista “La palma va al Nord” spiegava come il sentire mafioso e il modo di pensare si fosse diffuso dappertutto, concludendo “la vasca di cemento si sta facendo anche a Bracciano e noi stiamo zitti e se parliamo qualcuno dice che stiamo diffamando. E va bene, diffamiamo!”.

E’ seguito un prezioso contributo sulla situazione dei giovani nel nostro territorio, offerto  da Matteo Russo, capo del gruppo scout AGESCI di Bracciano, che ha illustrato alcuni risultati dell’analisi della condizione giovanile, realizzata nel 2009, a cominciare dalla scarsa offerta associativa, senza un reale riscontro sul territorio. Spiega che la funzione dei partiti, dove convergevano le energie, la formazione e il confronto, è assente. Non ci sono luoghi d’incontro. Fa eccezione Casa Pound, molto presente ma testimonianza di valori non in linea con quelli scout. La realtà scolastica fa emergere una diversa consapevolezza da parte delle famiglie, che recepiscono gli interventi disciplinari e il ruolo educativo spesso come violenza da parte della scuola. I rapporti tra coetanei, il loro modo di comunicare, lo dimostrano anche i social network, mettono in evidenza personalità banali, a volte molto scarse, superficiali. Un futuro preoccupante, visto che alcuni di loro saranno la nostra classe dirigente. L’Agesci nazionale ha sempre aderito a Libera, ha ricordato Matteo, e il motivo per farlo anche noi a Bracciano è quello di offrire un’alternativa, in un ambiente nel quale ci si possa confrontare sui contenuti, dando spazio all’idea che si possa lavorare insieme.

Amedeo LaNucara ha ricordato la propria esperienza in Puglia dove si faceva finta di non accorgersi della realtà dominata dalla quarta mafia, la Sacra Corona Unita: “Attenzione a non rompere questo fronte antimafioso che stiamo costituendo e che deve unire tutti” ha ribadito.

L’interesse di è spostato quindi su Avellino con Giorgio D’amore, del Comitato Scopetoni Quarti, che ha raccontato della sua terra d’origine e del terremoto che ha scatenato gli interessi della camorra di Cutolo, della sua decisione di andarsene e dell’interesse degli amici di Avellino per questa iniziativa di Libera a Bracciano.  Ma ha messo in guardia i presenti sul tentativo di trasformare l’area rurale dove attualmente risiede, in area urbana. La zona è situata tra Bracciano e Manziana, vicino alla strada del Sasso, dove alcune strade sterrate sono state allargate e asfaltate “come via dell’Omo Morto, raddoppiata al punto da scavare sotto gli alberi”  ha ricordato.

Il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano, la discarica di Cupinoro, le costruzioni di palazzi sono state oggetto dell’intervento di Luigi De Santis, guardiaparco: “Come agente di polizia giudiziaria dentro al parco, Il mio compito sarebbe quello di rispondere, oltre al mio responsabile  diretto del servizio, alla magistratura, la procura della repubblica di Civitavecchia.  Ma da 11 anni subisco pressioni, intimidazioni, procedimenti disciplinari, mobbing. Sono pagato per non lavorare; facevo educazione ambientale e il direttore del Parco Paolo Giuntarelli, mi ha fatto una lettera. Oggi mi sono iscritto a Libera. Ritengo che il silenzio della gente sia più pericoloso dell’arroganza di chi sta al potere”.

Giuliano Sdanghi, dirigente dell’Associazione Nazionale Partigiani ha ringraziato  Libera per aver colto il nesso tra antifascismo e antimafia.  Ha ricordato che non basta arrestare mafiosi, lo Stato non può essere presente soltanto con le forze dell’ordine o con quelle della magistratura, ma deve dare prova che c’è  sempre, dando un’alternativa sociale e politica ai paesi coinvolti con personaggi mafiosi. Solo così si batte la mafia: “Bisogna cominciare da noi e per questo da oggi mi sono iscritto a Libera e spero di dare il mio contributo come iscritto all’ANPI e come partito di sinistra”.

Andrea Stocchiero dell’Ass. Anguillara Bene Comune apprezza l’occasione data da Libera di creare una rete per mettere insieme i cittadini che condividono gli stessi ideali: “Libera insegna che non esiste una democrazia vera se non esistono cittadini veri che sappiano chiedere, pretendere, partecipare nelle istituzioni per una democrazia che ci rappresenti, non solo nel momento delle elezioni, ma nella vita di tutti i giorni. Vedere questi movimenti di giovani che partecipano è una speranza”. E anticipa alcuni appuntamenti in calendario, come la serata di commemorazione per Peppino Impastato il 9 maggio ad Anguillara e l’iniziativa per la ricorrenza dell’omicidio Giovanni Falcone e della sua scorta  a Bracciano il 23 maggio. Poi in luglio verrà ricordato anche l’omicidio di Paolo Borsellino.

Ancora una testimonianza legata alla Sicilia, quella di Claudia Alongi, che racconta di quando, a 18 anni, qualcuno ha comprato il suo voto: “Ho accettato i buoni di benzina regalati dal candidato di turno, e adesso mi vergogno”. Invita i giovani presenti a sentirsi responsabilizzati nel decidere a chi dare il loro voto e a chiedere di rendere conto dell’operato a coloro che saranno eletti. Ammette che, “attraverso Libera, mi sento più vicina a tutte le terre colpite dalla mafia, non solo alla mia”.

Antonio Turri conclude la manifestazione  spiegando che Libera è per la buona politica e nasce a Bracciano, come su tutto il territorio nazionale,  non CONTRO, ma PER. Quando la politica dei partirti non riesce ad avere consenso, è perché si avvicina al concetto di mafiosità. E spiega:  “Il posto di lavoro alla Regione Lazio dato all’amico del partito, lo danno sia il centro destra che il centro sinistra. Denunziare questo non vuol dire essere contro la politica, ma amare la politica. Sono cose che ho già detto ai rappresentanti dei partiti, su tutti una persona che stimo, il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, col quale collaboriamo nell’Osservatorio sulla Mafia (affidato a Franco La Torre, il figlio di Pio La Torre). Questo fa Libera. Il lavoro è un diritto non un favore. E’ una conquista, la consapevolezza delle persone che i diritti si conquistano. La politica deve trovare il suo obiettivo, che è il bene comune,  e che non può essere solo annunciato ma deve essere praticato. Parola d’ordine è credibilità associata alla responsabilità di ognuno di noi.

Questa è Libera.

Fiorenza Rossetto dal giornale on-line Il Tabloid