Come si diventa comuni virtuosi

Cari amici,
per chi fosse interessato,  ricordo l’incontro di domani  con Italo Carones,
vicesindaco di Oriolo Romano,  organizzato da Movimento verso un comune
virtuoso di Trevignano
Dove e quando: Trevignano, domenica 10 giugno, ore 10.30, al centro
culturale La Fontana, via Garibaldi 30
Il presidio di Libera Bracciano ha aderito all’iniziativa.

Un caro saluto,
Fiorenza

DOWNLOAD DELLA LOCANDINA

 

TREVIGNANO – ESCLUSIVO: INTERVISTA A GIUSEPPE AYALA

In occasione della presentazione del suo ultimo libro  “Troppe coincidenze” avvenuta nei giorni scorsi, il magistrato e politico siciliano risponde a Fiorenza Rossetto.

Vent’anni fa Giovanni Falcone veniva assassinato a Capaci, insieme alla moglie e a quattro uomini della sua scorta. A distanza di due mesi fu assassinato anche Paolo Borsellino e ad altri cinque agenti della scorta. Era il 1992, anno in cui la Cassazione confermava la sentenza del  primo maxiprocesso contro Cosa Nostra. Le cifre: 475 imputati, 360 condanne, 2665 anni di carcere ai quali vanno aggiunti  19 ergastoli. Ma il ’92 è anche l’anno di Tangentopoli, l’evento che disintegra il gruppo di potere al governo del nostro Paese. Le vicende sono state rievocate da Giuseppe Ayala,  in occasione della presentazione del suo ultimo libro  ‘Troppe coincidenze’ (ed.Mondadori), avvenuta nei giorni scorsi a Trevignano. Ayala parla dal suo osservatorio privilegiato di protagonista, essendo stato pubblico ministero nel maxiprocesso nel 1986/87 e quindi deputato alla Camera dal 1992. Parla dell’evoluzione economico-finanziaria della mafia, dei capitali  che circolano attraverso la borsa di Milano fin dai tempi di Falcone, della ‘meridionalizzazione’ del Nord Italia, concetto anticipato da Leonardo Sciascia già 50 anni fa.  Spiega come questa struttura di potere sia più longeva di qualsiasi altro organigramma criminale, come sappia interloquire col potere e come ne sia una componente organica.  Ricorda gli attentati che si sono susseguiti fino al 1994, l’esecuzione di Salvo Lima, le bombe a Roma, le vittime di Firenze e quelle di Milano. Ricorda che da allora la mafia non uccide più.
Ventitré anni senza omicidi. Preoccupante?
“La lettura più ovvia è quella che, in qualche maniera, abbiano ripristinato dei rapporti, che loro valutano soddisfacenti, non con tutta la politica, ci mancherebbe altro, ma con alcuni settori. E’ la storia d’Italia”.
Come è cambiata la mafia a distanza di tanti anni? E’ arrivata nel resto d’Italia, sentiamo di amministrazioni comunali che vengono sciolte. L’opinione pubblica spesso è divisa tra coloro che ne prendono atto e coloro che rifiutano di ammetterne l’esistenza. Perché?
“ E’ un comportamento psicologico, non razionale. Perché, se ci si guardasse intorno, si potrebbero cogliere i segnali per capire che c’è. Umanamente lo capisco, non è una corsa alla collusione, è la rimozione del problema, c’è un rifiuto quasi istintivo. Laddove si è poi scoperto che esiste in maniera incontestabile, attraverso indagini e vicende giudiziarie che lo confermano,   c’è stupore. Ci si stupisce, ma bisognava capirlo prima. Da questo punto di vista sono abbastanza fiducioso, perché la comunità nel Nord Italia, essendo immune secondo me dalla tradizionale infiltrazione mafiosa, una volta che ne prende atto, trova gli anticorpi più facilmente rispetto al Meridione”.
A distanza di tanti anni la parola ‘mafia’ ha acquistato un significato più generale, non riguarda più soltanto la mafia siciliana, o le organizzazioni criminali del Meridione, ma indica un comportamento, una forma mentis, la gestione illegale della cosa pubblica attraverso  un  potere fuori controllo, intrinseco in varie pubbliche amministrazioni. Si parla di ‘quinta mafia’ collegandola ai cosiddetti ‘poteri forti’.
“ Non ho elementi per confermare, ma non mi meraviglio. Credo che l’accesso, il diffondersi  di questa mentalità, sia legato direttamente al calo di percezione della legalità, che nel nostro Paese ha una diffusione imbarazzante.  E’ la porta che si apre all’individualismo, all’opportunismo e quindi, in politica, al clientelismo. Questa triade è il brodo di cultura della mafia, intesa come organizzazione, ma anche come mentalità tipica del mafioso. L’unica salvezza per il futuro di questo Paese, ma non so quando potrà accadere, è che si recuperi un bisogno di legalità molto più forte dell’attuale, paragonabile alle altre democrazie europee. Questo non riguarda soltanto la politica, ma i cittadini, perché nessuno si ribella. Da un lato si diffonde la mentalità che tutto quello che non è penalmente accertato con sentenza definitiva si può fare, e l’esempio viene dall’alto. Nella quotidianità, si trova comodo che, anziché rispettare  le regole,  esse vengano aggirate, anche nella spicciola quotidianità di un’amministrazione locale, per esempio. Quando mi si chiede ‘dove non c’è la mafia’?, rispondo che io non so dov’è, ma so dove non c’è: in due posti non c’è: dove non ci sono soldi e dove c’è legalità. Lì non la troverete mai. La legalità è un muro contro l’infiltrazione della mafia, intesa sia come organizzazione, sia come mentalità. Dove si rispettano le regole non c’è mafia. Dove le regole sono flessibili, aggirabili, se non addirittura violate, il terreno è ideale”.
Vediamo, seppure larvatamente, una presa di coscienza da parte della popolazione: piccoli segnali, iniziative spesso sostenute da organizzazioni come Libera, l’associazione di don Ciotti che da poco tempo è presente anche nel nostro territorio,  i giovani si interessano e si sentono responsabilizzati. Ma c’è anche paura di esporsi, ci si sente indifesi e fragili.  Quali consigli si sente di dare a coloro che vogliono fare la propria parte?
“Io vado moltissimo nelle scuole, perché credo che dobbiamo scommettere sui giovani e aiutare quelli che fra qualche anno saranno  i cittadini, qualcuno di loro anche classe dirigente, ad avere la percezione del bisogno di legalità come difesa della democrazia. Ci dobbiamo mobilitare per far capire che il pilastro di una democrazia si chiama rispetto delle regole, che non deve esaurirsi sul piano personale, dobbiamo pretendere che anche gli altri lo facciano. Un esempio classico è quello di chiedere lo scontrino per la consumazione al bar. Se questo messaggio passa e si diffonde, ognuno sta molto attento, perché innesca il controllo fondamentale della legalità. Questo non è il controllo repressivo della magistratura, è il controllo sociale. Come avviene in molti paesi europei, dove la percezione dell’importanza della legalità, come parametro fondamentale della convivenza democratica e civile, è molto più forte che da noi. Mentre prima in Italia il fenomeno riguardava il Mezzogiorno, ora il fenomeno riguarda tutto il paese e, con le dovute eccezioni ovviamente, c’è una parte della società italiana che è sanissima e va guardata con grande rispetto. Ma c’è anche l’altra parte che, temo, sia predominante”.

Ha mai pensato se Falcone e Borsellino fossero ancora qui, cosa farebbero e come sarebbe la situazione  oggi?
“Sì, ci ho pensato:  Giovanni Falcone sarebbe diventato ministro della Giustizia, a causa di quello che è successo dopo il ’92 col crollo della Prima Repubblica e la nascita della seconda. Paolo Borsellino sarebbe rimasto a fare il magistrato, sarebbe procuratore della Repubblica a Palermo. E la mafia avrebbe avuto sicuramente qualche problema in più. Quello che di straordinario avevano acquisito Falcone e Borsellino era la comprensione del fenomeno mafioso, la valutazione di certe condotte, di certi comportamenti, che difficilmente gli altri possono avere. Prescindendo dalla sentenza Dell’Utri, le valutazioni di certe condotte, di certi comportamenti, comprensibilmente non arrivano alla sezione della Cassazione a Roma, non vengono capite. Non capiscono che hanno un certo  significato, se inserite nella trama dei rapporti mafiosi.  Quindi, se Falcone e Borsellino avessero dei posti di responsabilità con questo grande bagaglio di conoscenze, io credo che il bilancio favorevole allo Stato sarebbe stato maggiore”.

Fiorenza Rossetto

BRACCIANO – SCOPETONI NON VUOLE DIVENTARE MANZIANA 2

Ora che a Bracciano la cementificazione ha quasi esaurito il territorio verso il Viterbese, c’è un quartiere cuscinetto che non vorrebbe essere oggetto di una simile “attenzione” da parte degli appetiti dell’edilizia speculativa e non.
Parliamo del quartiere di Scopetoni, ubicato all’inizio del territorio del Comune di Manziana venendo da Bracciano. E’ un dedalo di viuzze che si estende a ridosso di via degli Scopetoni, che incrocia la Braccianese all’altezza del ristorante Nido del Falco, e si protrae fino a ricollegarsi con la strada del Sasso (via Lazio nella toponomastica), poco più di un Km dal successivo incrocio della Braccianese che porta all’aeroporto Savini, e da lì appunto, scollinando al Sasso, raggiunge l’Aurelia all’altezza di Furbara.
A parte la colata d’asfalto di via degli Scopetoni – si fa per dire visto che ha più buche di un formaggio svizzero –  il quartiere é una serie di bellissime stradine sterrate, immerse nel verde con una flora e una fauna che sono la naturale propaggine dell’adiacente bosco di Macchia Grande. Mi è capitato di vedere i ricci mangiare nelle scodelle dei gatti poste in giardino, e di dare la precedenza a una volpe quando rincasavo per cena. Inoltre mi assicurano che, in maniera sporadica e in ora più tarda, ci si può anche imbattere in un cinghiale. I lotti non sono tutti antropizzati, ci sono case di campagna, ognuna col suo stile, lontano dalle massificazioni delle villette a schiera. Ci sono appezzamenti dove pascolano cavalli, mucche, vitellini e per i visitatori, specie i più piccini che vengono dalla città, è una gioia raccogliere a bordo strada un po’ di erbetta fresca e dar da mangiare ai puledrini che si affacciano curiosi oltre la siepe. Più avanti, in fondo a via dell’Ontano c’è anche una sorgente (di propietà della FS!), che tira acqua giù a Civitavecchia.
Cosa pone a rischio questo quadretto bucolico? Una Variante Speciale al piano regolatore del Comune di Manziana che intende trasformare questa Area Rurale in Area Urbana. Il piano è stato  redatto dal Comune ed è ora in Regione per i seguiti di competenza. Una volta tanto la lungaggine burocratica che ne rallenta l’annoso iter sta salvando il territorio, ma ancora per quanto?
Secondo il Piano, i cui atti depositati al Comune sono accessibili al pubblico, nella zona vivono oltre mille abitanti (si nasconde qualcosa dietro questa stima eccessiva?). Se il piano dovesse essere approvato nella sua stesura attuale le cubature esistenti aumenterebbero almeno del 70%, verrebbero costruite scuole, parcheggi, marciapiedi, allargate le sedi stradali, asfaltate stradine sterrate e ai proprietari di abitazioni verrebbero sottratte lingue di terra che spesso includono siepi di confine e quant’altro.
Mi è capitato, in questi giorni di Aprile, di passare a Bracciano per via dell’Omo Morto, e verificare lo scempio che l’asfaltatura pre-elettorale del Sindaco uscente sta producendo. Solo una decina di anni fa era una zona simile a  Scopetoni con strade sterrate, case di campagne, agriturismi e, fino a un mese fa, era comunque una stradina con i suoi bei dossi per rallentare il traffico. Ora i dossi sono stati divelti e gettati al bordo strada (per inciso se non servono ce li regalate per Scopetoni?) e le ruspe hanno scavato fin sotto gli alberi per allargare la carreggiata. Azzardo una previsione: dove erano soliti andare i cavalli ad abbaverarsi fra un po’ vedremo passare grossi autoarticolati con il solo scopo di risparmare le attese del semaforo della Rinascente. Con buona pace anche delle upupe o delle poiane, o semplicemente delle farfalle svolazzanti alla ricerca di piante profumate che saranno costrette a  respirare i fumi neri dei camion. Ricordate il Ragazzo della via Gluck di Celentano “là dove c’era l’erba adesso c’è …una città …” Se è questo il progresso noi non lo vogliamo. Preferiamo i rospi ai camion: Scopetoni non vuole diventare Manziana 2.

Giorgio D’AMORE,
già Presidente della Associazione “Amici di Scopetoni”,
candidato n°5 della lista BRACCIANO BENE COMUNE, per ELENA CARONE SINDACO

BRACCIANO – AMMINISTRATIVE: CHI STIAMO PER VOTARE?

“Salviamo Bracciano” richiede trasparenza patrimoniale e reddituale dei candidati alle prossime elezioni comunali
Sull’onda delle esigenze di trasparenza richiesta dai cittadini italiani, a cui i parlamentari e ministri  hanno risposto con la pubblicazione dei loro redditi e patrimoni, l’associazione “Salviamo Bracciano” si pone una serie di quesiti: perché non adottare la stessa pratica anche a livello locale?
Una prima richiesta era stata avanzata durante il convegno di “Libera” il 24.03.
Sarebbe buona cosa che i cittadini prima di scegliere abbiano piena cognizione di coloro per cui dovrebbero votare, pertanto i candidati dovrebbero avere la sensibilità di compilare una scheda di presentazione completa dei seguenti elementi:

  • cognome e nome, luogo e data di nascita, stato civile;
  • professione e specializzazione specifica;
  • reddito annuo lordo;
  • reddito famigliare annuo lordo;
  • beni immobili;
  • beni mobili registrati;
  • strumenti finanziari (azioni fondi ecc.);
  • gestioni patrimoniali fiduciarie;
  • incarichi di amministratore o sindaco di società;
  • titolarità di imprese individuali;
  • titolarità o legale rappresentanza di società o imprese aventi rapporti con pubbliche amm.ni;
  • incarichi in società o imprese sussidiate dallo Stato o pubbliche amministrazioni;
  • da chi e come è stata finanziata la campagna elettorale.

E’ possibile? Non ci si venga a parlare di “privacy” perché a queste figure noi dovremmo affidare gran parte del nostro danaro, pagato con le tasse e le imposte ed ancor più importante, dovremmo affidare parte della nostra vita futura, intesa come servizi e territorio.
Abbiamo il sacrosanto diritto di conoscere a chi mettiamo in mano il nostro bene comune.
La richiesta è inoltre giustificata dalla mole di scandali a livello nazionale che si susseguono giorno dopo giorno.
Vorremmo che almeno a livello locale vi fosse maggiore trasparenza e fiducia tra eletti ed elettori e si cominciasse dal basso ad aprire spiragli per una nuova filosofia in cui l’attività politica si configurasse come una reale assunzione di  responsabilità da parte  degli amministratori e fosse permeata da effettivo spirito di servizio nei confronti della collettività.

Associazione “Salviamo Bracciano”
Anna Orsini
Presidente

BRACCIANO – L’ASSOCIAZIONE LIBERA DI DON CIOTTI INCONTRA I GIOVANI E LE FAMIGLIE

Appuntamento Mercoledì 25 Aprile, ore 11.00 sotto il tendone accanto alla Parrocchia di Via delle Palme

L’anniversario della Liberazione, sarà l’occasione per parlare di Giustizia e Impegno nel nostro territorio di lotta alle mafie e alla corruzione nel nostro Paese. Lo faremo con Antonio Turri, referente di Libera per il Lazio, e con tutti coloro che vorranno confrontarsi, fare proposte, offrire la loro testimonianza di cittadini attivi per migliorare e garantire il presente e il futuro ai nostri ragazzi. Un 25 Aprile con giovani e meno giovani in un’atmosfera serena e propositiva.
Perché come sostiene don Luigi Ciotti: la Speranza non è in vendita ed è il noi che vince.
L’organizzazione è affidata ai ragazzi. Faremo musica, ci saranno interventi, scambio di idee e un confronto sui temi che più stanno a cuore a tutti noi. Non mancherà il buffet alimentato anche da chi desidera contribuire con qualche prodotto.
Le vostre idee e proposte sono le benvenute.

“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane

BRACCIANO – LIBERA È TORNATA PER LA RICORRENZA DELLA LIBERAZIONE.

Sull’onda della grande partecipazione riscossa un mese prima, Antonio Turri, il referente dell’associazione di don Ciotti per il Lazio, si rivolge ai giovani del nostro territorio e alle loro famiglie, alle associazioni locali e a tutti i partecipanti riuniti sotto il tendone della parrocchia del SS. Salvatore a Bracciano Nuova.  L’accoglienza calorosa di Bracciano è la stessa che si respira nei quartieri periferici di Roma, a Scampia, a Nettuno, a Borgo Sabotino. Don Luigi Ciotti poche settimane fa ha radunato a Genova 130.000 giovani, provenienti da tutta Italia, per ricordare loro che da 150 anni il nostro paese non riesce a debellare un fenomeno strutturale che riguarda la società nel suo intero, cioè la mafia e la corruzione. “Una cosa paradossale” dice Antonio Turri, “non è bello che 130.000 giovani cerchino un momento di dignità e d’orgoglio, non andando a sentire il politico o il sindacalista al loro paese, ma un prete”. Un prete a capo di un gruppo che raccoglie 1600 associazioni, grandi e piccole, comprese quelle dei movimenti giovanili dei partiti. “Questo deve far riflettere i diversamente giovani, quelli della mia generazione” continua Turri, “su quello che si può identificare come il fallimento della politica nel Paese. La politica non è più un’attività nobile fatta per gli altri ma, se va bene, è diventata un lavorare per sè stessi o per dei gruppi, possiamo chiamarli  di “lazzaroni”. Questi lazzaroni sono i responsabili dell’anti politica. Non spetterebbe a me parlare coi ragazzi”.
Ricorre la giornata della Liberazione. Ci spiega Turri: “Che cos’è stato il 25 aprile? E’ stato il coraggio per alcuni di scegliere da che parte stare. Si può stare con le mafie o contro. Si può essere per la legalità o essere dei lestofanti. Si può interpretare la politica come servizio agli altri o servizio a sé stessi e alla propria famiglia. Questo modo di intendere e di leggere la storia di mandare messaggi negativi ai nostri giovani è deleterio. Se oggi le persone sono parzialmente libere, lo devono a quelle persone che hanno dato la vita percé io e quelli più giovani di me siano liberi. Questo Paese, pur soffocato dalle mafie, tende a reagire a un sistema mafioso culturale che non riguarda più soltanto il sud, perché le mafie sono a Milano, Reggio Emilia, Roma”. L’invito che faccio è pensare che Bracciano, il Lazio e perché no, Roma e il nostro Paese possa conservare l’idea della libertà, quella vera, perché si è liberi quando si è liberi dal bisogno, non quando lo si scrive su un manifesto. Il Paese sta tornando indietro rispetto a questi concetti”.
Turri mette in guardia dal rischio di ritrovarci “Bracciano come una vasca di cemento, con qualsiasi giunta, va detto chiaramente, con qualsiasi tipo di politica. Come sta succedendo al lago di Sabaudia, come è successo al Circeo, come sta succedendo con i signori della camorra che si presentano col volto pulito, con una politica che fa finta di non sapere chi sono, da dove vengono e quali sono i loro obiettivi”. Cita Fabrizio de Andrè: “diceva che un uomo senza utopia e ideali, senza sogni, passioni e senza slanci sarebbe come un mostruoso animale fatto di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale con una laurea in matematica pura. Uno degli obiettivi concreti che ci dobbiamo dare è quello di sentirci partecipi della ricostruzione del paese, per i giovani e per noi meno giovani. E’ il motore del successo, non di Libera, ma di chi in questo paese ha il coraggio di dire “non ci stiamo”. Noi stiamo dalla parte della Liberazione, del 25 aprile e dalla parte di chi è morto per liberare questo paese”.
Un grande applauso ha fatto eco alle ultime parole di Antonio Turri e sono seguite le testimonianze di alcuni tra i presenti. Adriana Pedone ha parlato della sua città, Palermo, città bellissima ma responsabile di aver esportato la violenza del pensiero mafioso. Ha ricordato Leonardo Sciascia quando quarant’anni fa, nell’intervista “La palma va al Nord” spiegava come il sentire mafioso e il modo di pensare si fosse diffuso dappertutto, concludendo “la vasca di cemento si sta facendo anche a Bracciano e noi stiamo zitti e se parliamo qualcuno dice che stiamo diffamando. E va bene, diffamiamo!”.
E’ seguito un prezioso contributo sulla situazione dei giovani nel nostro territorio, offerto  da Matteo Russo, capo del gruppo scout AGESCI di Bracciano, che ha illustrato alcuni risultati dell’analisi della condizione giovanile, realizzata nel 2009, a cominciare dalla scarsa offerta associativa, senza un reale riscontro sul territorio. Spiega che la funzione dei partiti, dove convergevano le energie, la formazione e il confronto, è assente. Non ci sono luoghi d’incontro. Fa eccezione Casa Pound, molto presente ma testimonianza di valori non in linea con quelli scout. La realtà scolastica fa emergere una diversa consapevolezza da parte delle famiglie, che recepiscono gli interventi disciplinari e il ruolo educativo spesso come violenza da parte della scuola. I rapporti tra coetanei, il loro modo di comunicare, lo dimostrano anche i social network, mettono in evidenza personalità banali, a volte molto scarse, superficiali. Un futuro preoccupante, visto che alcuni di loro saranno la nostra classe dirigente. L’Agesci nazionale ha sempre aderito a Libera, ha ricordato Matteo, e il motivo per farlo anche noi a Bracciano è quello di offrire un’alternativa, in un ambiente nel quale ci si possa confrontare sui contenuti, dando spazio all’idea che si possa lavorare insieme.
Amedeo LaNucara ha ricordato la propria esperienza in Puglia dove si faceva finta di non accorgersi della realtà dominata dalla quarta mafia, la Sacra Corona Unita: “Attenzione a non rompere questo fronte antimafioso che stiamo costituendo e che deve unire tutti” ha ribadito.
L’interesse di è spostato quindi su Avellino con Giorgio D’amore, del Comitato Scopetoni Quarti, che ha raccontato della sua terra d’origine e del terremoto che ha scatenato gli interessi della camorra di Cutolo, della sua decisione di andarsene e dell’interesse degli amici di Avellino per questa iniziativa di Libera a Bracciano.  Ma ha messo in guardia i presenti sul tentativo di trasformare l’area rurale dove attualmente risiede, in area urbana. La zona è situata tra Bracciano e Manziana, vicino alla strada del Sasso, dove alcune strade sterrate sono state allargate e asfaltate “come via dell’Omo Morto, raddoppiata al punto da scavare sotto gli alberi”  ha ricordato.
Il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano, la discarica di Cupinoro, le costruzioni di palazzi sono state oggetto dell’intervento di Luigi De Santis, guardiaparco: “Come agente di polizia giudiziaria dentro al parco, Il mio compito sarebbe quello di rispondere, oltre al mio responsabile  diretto del servizio, alla magistratura, la procura della repubblica di Civitavecchia.  Ma da 11 anni subisco pressioni, intimidazioni, procedimenti disciplinari, mobbing. Sono pagato per non lavorare; facevo educazione ambientale e il direttore del Parco Paolo Giuntarelli, mi ha fatto una lettera. Oggi mi sono iscritto a Libera. Ritengo che il silenzio della gente sia più pericoloso dell’arroganza di chi sta al potere”.
Giuliano Sdanghi, dirigente dell’Associazione Nazionale Partigiani ha ringraziato  Libera per aver colto il nesso tra antifascismo e antimafia.  Ha ricordato che non basta arrestare mafiosi, lo Stato non può essere presente soltanto con le forze dell’ordine o con quelle della magistratura, ma deve dare prova che c’è  sempre, dando un’alternativa sociale e politica ai paesi coinvolti con personaggi mafiosi. Solo così si batte la mafia: “Bisogna cominciare da noi e per questo da oggi mi sono iscritto a Libera e spero di dare il mio contributo come iscritto all’ANPI e come partito di sinistra”.
Andrea Stocchiero dell’Ass. Anguillara Bene Comune apprezza l’occasione data da Libera di creare una rete per mettere insieme i cittadini che condividono gli stessi ideali: “Libera insegna che non esiste una democrazia vera se non esistono cittadini veri che sappiano chiedere, pretendere, partecipare nelle istituzioni per una democrazia che ci rappresenti, non solo nel momento delle elezioni, ma nella vita di tutti i giorni. Vedere questi movimenti di giovani che partecipano è una speranza”. E anticipa alcuni appuntamenti in calendario, come la serata di commemorazione per Peppino Impastato il 9 maggio ad Anguillara e l’iniziativa per la ricorrenza dell’omicidio Giovanni Falcone e della sua scorta  a Bracciano il 23 maggio. Poi in luglio verrà ricordato anche l’omicidio di Paolo Borsellino.
Ancora una testimonianza legata alla Sicilia, quella di Claudia Alongi, che racconta di quando, a 18 anni, qualcuno ha comprato il suo voto: “Ho accettato i buoni di benzina regalati dal candidato di turno, e adesso mi vergogno”. Invita i giovani presenti a sentirsi responsabilizzati nel decidere a chi dare il loro voto e a chiedere di rendere conto dell’operato a coloro che saranno eletti. Ammette che, “attraverso Libera, mi sento più vicina a tutte le terre colpite dalla mafia, non solo alla mia”.
Antonio Turri conclude la manifestazione  spiegando che Libera è per la buona politica e nasce a Bracciano, come su tutto il territorio nazionale,  non CONTRO, ma PER. Quando la politica dei partirti non riesce ad avere consenso, è perché si avvicina al concetto di mafiosità. E spiega:  “Il posto di lavoro alla Regione Lazio dato all’amico del partito, lo danno sia il centro destra che il centro sinistra. Denunziare questo non vuol dire essere contro la politica, ma amare la politica. Sono cose che ho già detto ai rappresentanti dei partiti, su tutti una persona che stimo, il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, col quale collaboriamo nell’Osservatorio sulla Mafia (affidato a Franco La Torre, il figlio di Pio La Torre). Questo fa Libera. Il lavoro è un diritto non un favore. E’ una conquista, la consapevolezza delle persone che i diritti si conquistano. La politica deve trovare il suo obiettivo, che è il bene comune,  e che non può essere solo annunciato ma deve essere praticato. Parola d’ordine è credibilità associata alla responsabilità di ognuno di noi. Questa è Libera.

Fiorenza Rossetto

Gli interventi originali si possono seguire sulla pagina Facebook di Libera Bracciano

http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100003619870982

BRACCIANO – AMMINISTRATIVE: DA LAZZARONI A LAZZARO

Leggo sul vostro sito di informazione l’interessante replica del Consigliere Lorenzo Avincola al report dell’iniziativa di Libera, nel quale ricorda la sua militanza nel P.C.I. e parla della sua militanza nel P.D. ora.
Io non ho avuto la fortuna di conoscere tanti esponenti del Partito Comunista Italiano e nemmeno la sua struttura. E per una persona come me, che milita in un partito comunista, può rimanere solo il ricordo.
Poi sono andato avanti nella lettura e cita tre persone, che hanno la sfortuna di stare in una lista avversa a quella di Avincola. Il Consigliere si pone una piccola domanda: è una lista di lazzaroni?
Forse Avincola non ha letto bene il report di Libera: nessuno dei tre ha parlato di elezioni o altre cose: Giorgio D’amore ha parlato di Manziana, Luigi De Santis della situazione del parco, Io invece ricordavo figure come Pio La Torre e Peppino Impastato, toccando “le corde di un sentimento comune”, come giustamente ricorda il Capogruppo dell’Unione Democratica per Bracciano nel Consiglio Comunale uscente.
Gli stessi organizzatori ci hanno ricordato di non parlare delle elezioni, perché in quel caso non avremmo avuto la possibilità di parlare.
Non siamo una lista di lazzaroni, Lorenzo, siamo persone che hanno preferito manifestare quel giorno la propria vicinanza a Libera. Persone che credono nell’antifascismo e nella lotta alle mafie.
Ora vorrei fare io una domanda al Consigliere:
Questa tua replica sarebbe stata accolta all’assemblea di Libera, ma non siete venuti.
Altri impegni? Sì. Stavate dall’altra parte della strada a volantinare.
Capisco la fatica di attraversare la strada, però ti chiedo: Perché non siete entrati?
Lorenzo “Lazzaro” Avincola, potevi alzarti e camminare.

Giuliano Sdanghi.