BRACCIANO – LIBERA È TORNATA PER LA RICORRENZA DELLA LIBERAZIONE.

Sull’onda della grande partecipazione riscossa un mese prima, Antonio Turri, il referente dell’associazione di don Ciotti per il Lazio, si rivolge ai giovani del nostro territorio e alle loro famiglie, alle associazioni locali e a tutti i partecipanti riuniti sotto il tendone della parrocchia del SS. Salvatore a Bracciano Nuova.  L’accoglienza calorosa di Bracciano è la stessa che si respira nei quartieri periferici di Roma, a Scampia, a Nettuno, a Borgo Sabotino. Don Luigi Ciotti poche settimane fa ha radunato a Genova 130.000 giovani, provenienti da tutta Italia, per ricordare loro che da 150 anni il nostro paese non riesce a debellare un fenomeno strutturale che riguarda la società nel suo intero, cioè la mafia e la corruzione. “Una cosa paradossale” dice Antonio Turri, “non è bello che 130.000 giovani cerchino un momento di dignità e d’orgoglio, non andando a sentire il politico o il sindacalista al loro paese, ma un prete”. Un prete a capo di un gruppo che raccoglie 1600 associazioni, grandi e piccole, comprese quelle dei movimenti giovanili dei partiti. “Questo deve far riflettere i diversamente giovani, quelli della mia generazione” continua Turri, “su quello che si può identificare come il fallimento della politica nel Paese. La politica non è più un’attività nobile fatta per gli altri ma, se va bene, è diventata un lavorare per sè stessi o per dei gruppi, possiamo chiamarli  di “lazzaroni”. Questi lazzaroni sono i responsabili dell’anti politica. Non spetterebbe a me parlare coi ragazzi”.

Ricorre la giornata della Liberazione. Ci spiega Turri: “Che cos’è stato il 25 aprile? E’ stato il coraggio per alcuni di scegliere da che parte stare. Si può stare con le mafie o contro. Si può essere per la legalità o essere dei lestofanti. Si può interpretare la politica come servizio agli altri o servizio a sé stessi e alla propria famiglia. Questo modo di intendere e di leggere la storia di mandare messaggi negativi ai nostri giovani è deleterio. Se oggi le persone sono parzialmente libere, lo devono a quelle persone che hanno dato la vita percé io e quelli più giovani di me siano liberi. Questo Paese, pur soffocato dalle mafie, tende a reagire a un sistema mafioso culturale che non riguarda più soltanto il sud, perché le mafie sono a Milano, Reggio Emilia, Roma”. L’invito che faccio è pensare che Bracciano, il Lazio e perché no, Roma e il nostro Paese possa conservare l’idea della libertà, quella vera, perché si è liberi quando si è liberi dal bisogno, non quando lo si scrive su un manifesto. Il Paese sta tornando indietro rispetto a questi concetti”.

Turri mette in guardia dal rischio di ritrovarci “Bracciano come una vasca di cemento, con qualsiasi giunta, va detto chiaramente, con qualsiasi tipo di politica. Come sta succedendo al lago di Sabaudia, come è successo al Circeo, come sta succedendo con i signori della camorra che si presentano col volto pulito, con una politica che fa finta di non sapere chi sono, da dove vengono e quali sono i loro obiettivi”. Cita Fabrizio de Andrè: “diceva che un uomo senza utopia e ideali, senza sogni, passioni e senza slanci sarebbe come un mostruoso animale fatto di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale con una laurea in matematica pura. Uno degli obiettivi concreti che ci dobbiamo dare è quello di sentirci partecipi della ricostruzione del paese, per i giovani e per noi meno giovani. E’ il motore del successo, non di Libera, ma di chi in questo paese ha il coraggio di dire “non ci stiamo”. Noi stiamo dalla parte della Liberazione, del 25 aprile e dalla parte di chi è morto per liberare questo paese”.

Un grande applauso ha fatto eco alle ultime parole di Antonio Turri e sono seguite le testimonianze di alcuni tra i presenti. Adriana Pedone ha parlato della sua città, Palermo, città bellissima ma responsabile di aver esportato la violenza del pensiero mafioso. Ha ricordato Leonardo Sciascia quando quarant’anni fa, nell’intervista “La palma va al Nord” spiegava come il sentire mafioso e il modo di pensare si fosse diffuso dappertutto, concludendo “la vasca di cemento si sta facendo anche a Bracciano e noi stiamo zitti e se parliamo qualcuno dice che stiamo diffamando. E va bene, diffamiamo!”.

E’ seguito un prezioso contributo sulla situazione dei giovani nel nostro territorio, offerto  da Matteo Russo, capo del gruppo scout AGESCI di Bracciano, che ha illustrato alcuni risultati dell’analisi della condizione giovanile, realizzata nel 2009, a cominciare dalla scarsa offerta associativa, senza un reale riscontro sul territorio. Spiega che la funzione dei partiti, dove convergevano le energie, la formazione e il confronto, è assente. Non ci sono luoghi d’incontro. Fa eccezione Casa Pound, molto presente ma testimonianza di valori non in linea con quelli scout. La realtà scolastica fa emergere una diversa consapevolezza da parte delle famiglie, che recepiscono gli interventi disciplinari e il ruolo educativo spesso come violenza da parte della scuola. I rapporti tra coetanei, il loro modo di comunicare, lo dimostrano anche i social network, mettono in evidenza personalità banali, a volte molto scarse, superficiali. Un futuro preoccupante, visto che alcuni di loro saranno la nostra classe dirigente. L’Agesci nazionale ha sempre aderito a Libera, ha ricordato Matteo, e il motivo per farlo anche noi a Bracciano è quello di offrire un’alternativa, in un ambiente nel quale ci si possa confrontare sui contenuti, dando spazio all’idea che si possa lavorare insieme.

Amedeo LaNucara ha ricordato la propria esperienza in Puglia dove si faceva finta di non accorgersi della realtà dominata dalla quarta mafia, la Sacra Corona Unita: “Attenzione a non rompere questo fronte antimafioso che stiamo costituendo e che deve unire tutti” ha ribadito.

L’interesse di è spostato quindi su Avellino con Giorgio D’amore, del Comitato Scopetoni Quarti, che ha raccontato della sua terra d’origine e del terremoto che ha scatenato gli interessi della camorra di Cutolo, della sua decisione di andarsene e dell’interesse degli amici di Avellino per questa iniziativa di Libera a Bracciano.  Ma ha messo in guardia i presenti sul tentativo di trasformare l’area rurale dove attualmente risiede, in area urbana. La zona è situata tra Bracciano e Manziana, vicino alla strada del Sasso, dove alcune strade sterrate sono state allargate e asfaltate “come via dell’Omo Morto, raddoppiata al punto da scavare sotto gli alberi”  ha ricordato.

Il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano, la discarica di Cupinoro, le costruzioni di palazzi sono state oggetto dell’intervento di Luigi De Santis, guardiaparco: “Come agente di polizia giudiziaria dentro al parco, Il mio compito sarebbe quello di rispondere, oltre al mio responsabile  diretto del servizio, alla magistratura, la procura della repubblica di Civitavecchia.  Ma da 11 anni subisco pressioni, intimidazioni, procedimenti disciplinari, mobbing. Sono pagato per non lavorare; facevo educazione ambientale e il direttore del Parco Paolo Giuntarelli, mi ha fatto una lettera. Oggi mi sono iscritto a Libera. Ritengo che il silenzio della gente sia più pericoloso dell’arroganza di chi sta al potere”.

Giuliano Sdanghi, dirigente dell’Associazione Nazionale Partigiani ha ringraziato  Libera per aver colto il nesso tra antifascismo e antimafia.  Ha ricordato che non basta arrestare mafiosi, lo Stato non può essere presente soltanto con le forze dell’ordine o con quelle della magistratura, ma deve dare prova che c’è  sempre, dando un’alternativa sociale e politica ai paesi coinvolti con personaggi mafiosi. Solo così si batte la mafia: “Bisogna cominciare da noi e per questo da oggi mi sono iscritto a Libera e spero di dare il mio contributo come iscritto all’ANPI e come partito di sinistra”.

Andrea Stocchiero dell’Ass. Anguillara Bene Comune apprezza l’occasione data da Libera di creare una rete per mettere insieme i cittadini che condividono gli stessi ideali: “Libera insegna che non esiste una democrazia vera se non esistono cittadini veri che sappiano chiedere, pretendere, partecipare nelle istituzioni per una democrazia che ci rappresenti, non solo nel momento delle elezioni, ma nella vita di tutti i giorni. Vedere questi movimenti di giovani che partecipano è una speranza”. E anticipa alcuni appuntamenti in calendario, come la serata di commemorazione per Peppino Impastato il 9 maggio ad Anguillara e l’iniziativa per la ricorrenza dell’omicidio Giovanni Falcone e della sua scorta  a Bracciano il 23 maggio. Poi in luglio verrà ricordato anche l’omicidio di Paolo Borsellino.

Ancora una testimonianza legata alla Sicilia, quella di Claudia Alongi, che racconta di quando, a 18 anni, qualcuno ha comprato il suo voto: “Ho accettato i buoni di benzina regalati dal candidato di turno, e adesso mi vergogno”. Invita i giovani presenti a sentirsi responsabilizzati nel decidere a chi dare il loro voto e a chiedere di rendere conto dell’operato a coloro che saranno eletti. Ammette che, “attraverso Libera, mi sento più vicina a tutte le terre colpite dalla mafia, non solo alla mia”.

Antonio Turri conclude la manifestazione  spiegando che Libera è per la buona politica e nasce a Bracciano, come su tutto il territorio nazionale,  non CONTRO, ma PER. Quando la politica dei partirti non riesce ad avere consenso, è perché si avvicina al concetto di mafiosità. E spiega:  “Il posto di lavoro alla Regione Lazio dato all’amico del partito, lo danno sia il centro destra che il centro sinistra. Denunziare questo non vuol dire essere contro la politica, ma amare la politica. Sono cose che ho già detto ai rappresentanti dei partiti, su tutti una persona che stimo, il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, col quale collaboriamo nell’Osservatorio sulla Mafia (affidato a Franco La Torre, il figlio di Pio La Torre). Questo fa Libera. Il lavoro è un diritto non un favore. E’ una conquista, la consapevolezza delle persone che i diritti si conquistano. La politica deve trovare il suo obiettivo, che è il bene comune,  e che non può essere solo annunciato ma deve essere praticato. Parola d’ordine è credibilità associata alla responsabilità di ognuno di noi.

Questa è Libera.

Fiorenza Rossetto dal giornale on-line Il Tabloid